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Three Poems

Filippo Vignali


Forse la trasparenza o la capacità di rendere bella
la luce che lo attraversa anche quando è scarsa.
La prima caratteristica
che ti verrebbe in mente per definire il cristallo
non è la fragilità.
E allora parliamo di coraggio, sensibilità, prudenza
nell’offrirsi al mondo con pochi filtri
sapendo che il torrente scava un greto
e deposita i suoi detriti
solo quando passa lontano dalla terra degli indifferenti.
L’innocenza può essere costruita
lavorata come la purezza del cristallo
non dipende dall’essere troppo giovani
per aver assaggiato abbastanza veleno.

Riusciamo a fare silenzio
e a metterci in ascolto dei corpi?
Ci parlano di simmetrie, incastri
navi che ritrovano la costa
mute corrispondenze
respiri che si intrecciano
rossore rappreso sul viso
per il calore dato e ricevuto.
La saggezza dei corpi è un mistero
a cui dovremmo abbandonarci con fiducia
per come ci puntella un abbraccio
ci guarisce una carezza
per come sposta le nostre maree
la mezzaluna di un sorriso vero.

Vedo mio padre piangere,
sciogliersi sotto quella pioggia.
Bastioni che cadono
bombe che implodono
nella mia stanza dei giochi.
Lo vedo madido
baluginante di una forza
cresciuta dentro silenziosa
in un’attesa guerresca.
Lo vedo plastico
monumento alla prudenza
di non scomporre e rimangiare frasi
per fare uscire qualcosa
di più educato
ma di meno vero.

Three Poems

Giulia Rupi and John Sherer


Maybe it’s clarity, or the power to make the light
shining through it beautiful, even when it’s scarce.
The first quality
that would come to mind when defining a crystal
is not fragility.
And so we speak of courage, sensitivity, prudence
when giving in to the world with few filters,
knowing that the creek digs its bed
and leaves its debris
only when it flows far from the land of the indifferent.
Innocence can be built,
polished to a crystal’s purity;
it can be young or old
as long as enough venom has been tasted.

Can we keep quiet
and listen in to our bodies?
They speak of symmetries, dovetails
ships finding the coast again
silent correspondences
intertwining breaths
redness clotted on the face
for warmth given and received.
The wisdom of bodies is a mystery
we should give in to with confidence:
how a hug props us up
a caress heals us
how our tides are moved
by the half-moon of a true smile.

I see my father crying,
melting under that rain.
Bastions falling
bombs imploding
in my playroom.
I see him drenched
gleaming with a force
grown silent inside
in a warlike wait.
I see him as a plastic
monument to the prudence
of not splitting apart and taking back sentences
so as to let out something
more polite
but less true.